Strade Magazine

La rivista di STRADE – Sindacato Traduttori Editoriali

Intervista a Elena Battista

(a cura di Chiara Marmugi)

Parliamo con Elena Battista, traduttrice, consulente editoriale e responsabile dei contatti con l’estero della casa editrice Gallucci.

Sfogliando il catalogo Gallucci si nota subito che i libri hanno dimensioni e forme diverse. Spesso sono illustrati, alcuni hanno i buchi, altri le alette, sono grandi, piccoli, cartonati. Si nota subito che per voi è molto importante sul rapporto tra la storia, la composizione/struttura del libro e il formato dello stesso. Come vi orientate al momento della progettazione? Come è vissuto concretamente il rapporto tra l’editore, lo scrittore, l’illustratore e il grafico nella progettazione-realizzazione del libro? Come si inserisce il traduttore in questa catena?

Per quel che riguarda la progettazione dei libri, la “mente” di Gallucci è il suo editore, Carlo Gallucci, che partecipa direttamente alla fase di ideazione e di creazione dei libri duettando con scrittori, illustratori e grafici. In questo caso naturalmente parliamo dei progetti italiani, per i quali il traduttore non è coinvolto. Nel caso dei libri stranieri i cui diritti di traduzione vengono acquistati e che vengono tradotti e adattati da Gallucci, il ruolo del traduttore è importante perché la traduzione non può non tenere conto della struttura del libro (come nel caso dei pop-up, ad esempio) e degli ingombri della lingua target, cosa sempre molto delicata soprattutto per le traduzioni dall’inglese, lingua molto più sintetica rispetto alla nostra.

Spesso si è consapevoli che un libro farà fatica a trovare mercato, quando si decide che vale comunque la pena pubblicarlo? E ci sono libri che vi piacevano molto ma non avete comprato perché intraducibili?

La decisione di pubblicare un libro in traduzione è sempre delicata e legata certamente al mercato, anche se talvolta si decide di pubblicarne uno sperando, quel mercato, di crearlo. È stato il caso, per esempio, del bellissimo “La grande lezione dei piccoli animali”, di Marcel Roland, un libro francese degli anni 40 per piccoli naturalisti, così come de I frutti della terra, una sorta di album dei frutti e degli ortaggi più comuni ricco di curiosità e notizie, sempre francese, che ha ottenuto una menzione per il Bologna Ragazzi Award di quest’anno. Altro esempio è quello de La voce di Monique Felix, piccolo libro americano su come si diffondono e cambiano tono le notizie, un tema “adulto” declinato in modo semplice e con illustrazioni tenere e delicate. Quanto all’intraducibilità è sempre un ostacolo che a nessuno, né all’editore né al traduttore, piace ammettere, ma che pure esiste. Come traduttrice, mi piace pensare che un modo di tradurre (o di adattare) esista sempre, e che un negoziato tra lingua di partenza e lingua di arrivo sia comunque possibile. Certo, come in ogni negoziato, qualcosa si perde per forza. E come in ogni negoziato, succede anche che non si arrivi da nessuna parte: ma sono casi molto rari.

Un’altra caratteristica del vostro catalogo è l’intermedialità, che è comunque un’altra forma di traduzione. Avete libri con cd allegato, da mamma sono impazzita a forza di sentire e leggere Samarcanda, Sei forte papà e Whisky il ragnetto, ma anche DVD per bambini, fra cui quelli didattici di Peo. In questo senso, quali sono le vostre linee-guida?

La scelta della linea editoriale è sempre, come dicevo, esclusivo appannaggio del nostro editore. Certo, l’intermedialità è una caratteristica alla quale Gallucci editore tiene molto, soprattutto nei progetti italiani elaborati e promossi direttamente da noi. Per esempio, è in uscita “Favole”, le uniche storie per bambini create e illustrate da Andrea Pazienza: questo è un libro illustrato, ma in precedenza abbiamo fatto uscire un DVD, “Che pazienza”, con alcuni cortometraggi animati ispirati alle stesse favole, una maniera di fare appassionare i lettori al video e viceversa. La stessa operazione è quella che riguarda “Ernest e Celestine”, serie francese di culto che abbiamo finalmente portato in Italia, facendo uscire due albi illustrati e l’albo del film di cui a breve pubblicheremo l’home video.

Restando su Ernest e Celestine, tratto da un film per il cinema doppiato tra gli altri da Claudio Bisio e Alba Rohrwacher, qual è stato il vostro approccio alla traduzione, che è di Yasmina Melaouah?

Non è stato un caso decidere di affidare a Yasmina Melaouah la traduzione del libro tratto dal film, ma anche di affidarle la traduzione e l’adattamento degli altri libri della serie (in uscita in occasione del Bologna Children Book Fair 2013). Ernest e Celestine è un classico, con una sua atmosfera vintage che non volevamo però sconfinasse nell’ampolloso. Il lavoro di Yasmina è stato, come sempre, misurato e perfetto, e ha regalato ai due personaggi una nuova freschezza.

Tra i libri che presentate quest’anno ce n’è uno che avrà sicuramente dato parecchio filo da torcere al traduttore, mi riferisco a Bestiario immaginario di Roger McGough, di cui Franco Nasi parlerà ampiamente in una conferenza al Centro Traduttori. Puoi svelarci qualcosa?

Bestiario immaginario è il tipico esempio di un libro nato sull’onda dell’entusiasmo di un traduttore, e in questo mi riallaccio a quel che dicevo per l’intraducibilità. McGough è certamente, per alcuni versi, intraducibile: un poeta che scrive poesie che si basano su giochi di parole e sulle immagini metaforiche che evocano in una lingua che, rispetto alla nostra, ha spesso radici totalmente diverse. Eppure Franco Nasi si è appassionato alla sfida e l’ha vinta: senza svelare troppo posso dirvi che, alla fine, il suo lavoro di traduttore ha stimolato l’autore a scrivere una poesia che si basa su un gioco di parole venuto fuori dall’adattamento italiano, uno splendido corto-circuito che ci rende tutti molto orgogliosi.

Ricordiamo che tu, Elena, sei anche traduttrice, la tua versione di “Che strano uccellino”, testo e disegni di Jennifer Yerkes, ha anche ricevuto una menzione speciale al Bologna ragazzi award del 2012. Secondo te, quali requisiti deve avere un traduttore di letteratura per ragazzi? E consiglieresti a un giovane traduttore di specializzarsi in questo settore?

Tradurre letteratura per ragazzi è forse la cosa più difficile che mi sia mai capitato di fare. A tutte le “normali” sfide di un traduttore si aggiunge quella di essere comprensibili e apprezzati da un pubblico giovane e giovanissimo, quindi in “formazione” anche linguistica, con tutta la responsabilità che questo comporta. Quanto al consigliare questo settore a un giovane collega, come per tutti i settori della traduzione letteraria io credo che la spinta principale debba essere la passione per un determinato argomento o genere: la crisi dell’editoria (italiana, ma anche internazionale) non permette certo di considerare la traduzione editoriale una carriera redditizia, e la traduzione per ragazzi, nonostante i testi speso brevi, pone una serie di sfide e rompicapi dei quali non sempre si è subito consci. Quel che posso dire è che pensare che il proprio lavoro possa avvicinare dei piccoli e piccolissimi lettori a un libro bello e formativo è una soddisfazione che spesso va al di là di tutto il resto.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 marzo 2013 da in Categoria, L'intervista, Qualcosa del genere.

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