Strade Magazine

La rivista di STRADE – Sindacato Traduttori Editoriali

Intervista a Paolo D’Altan

(a cura di Marina Rullo)

Paolo D’Altan, illustratore, ci parla della sua professione.

A chi ha avuto l’occasione di frequentare la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna non saranno sfuggiti quei giovani con una grande cartella piena di disegni pazientemente in fila davanti agli stand degli editori: sono gli illustratori, importanti figure professionali dell’editoria cui la Fiera di Bologna dedica ogni anno una suggestiva mostra, spazi di incontro e un prestigioso premio internazionale. Ma come lavora un illustratore? Di quale formazione e competenza ha bisogno per affrontare il mercato? E qual è il riconoscimento riservato al suo ruolo professionale? Ne parliamo con Paolo D’Altan, illustratore freelance per le maggiori case editrici italiane e straniere evincitore di numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Andersen 2011 per il migliore illustratore italiano.

Quali opportunità di formazione esistono per chi voglia intraprendere la professione di illustratore?

Esistono parecchi corsi anche ben strutturati, che affrontano i diversi settori di utilizzo dell’illustrazione. In prevalenza, sono organizzati da istituti privati (chissà perché, si è sempre demandata al privato un’arte minore probabilmente considerata poco nobile) con costi non indifferenti; ma strutture pubbliche ne offrono di altrettanto interessanti. Esistono poi master e corsi di approfondimento organizzati da diverse realtà e in quest’ambito l’Associazione Illustratori, AI, oltre al costante lavoro sul diritto d’autore e di promozione dell’immagine disegnata, organizza ogni anno workshop e corsi specifici.

L’accesso al mercato del lavoro presenta aspetti critici? Quali sono le prospettive per un giovane esordiente?

Rispetto a quando noi matusa affrontammo questo mercato, i giovani esordienti hanno un’infinità di possibilità di contatti grazie a internet e ai social network; sono decisamente più smaliziati e hanno i mezzi per promuoversi autonomamente senza costi eccessivi. Il problema è semmai legato alla dimensione del mercato in relazione al numero di illustratori, e se consideriamo che non ci sono più confini… I nostri committenti sono sempre alla ricerca di collaboratori e con gli attuali mezzi a disposizione si possono fare faville, certo ci vogliono anche tempo ed energie! L’importante è avere una coscienza professionale, perché clienti che sfruttano un’ignoranza di base a proprio vantaggio ci sono sempre. Realtà come AI ed EIF – European Illustrators Forum sono un riferimento e una miniera di informazioni per molti illustratori non solo giovani.

Come lavora un illustratore? Di quali strumenti si avvale, qual è il suo rapporto con gli altri soggetti della filiera editoriale?

Dipende. Di notte, di giorno, in base alle necessità e ai tempi di consegna: chi lavora per i quotidiani o la pubblicità ha tempi diversi rispetto a chi si diletta nell’illustrazione dei libri, al di là del fatto che anche in questo settore ci sono diverse categorie. Il nostro referente principale in genere è il grafico o art director, ma non solo, anche l’editor, il responsabile di collana o l’editore stesso e pure l’autore del testo, con cui si discutono le tavole proposte. Al di là del fondamentale contratto o ordine di lavoro o preventivo approvato, le idee per le illustrazioni possono nascere nei modi più diversi: a letto, in bagno, al caffè, camminando per la strada o sul proprio tavolo da lavoro. Non sempre si hanno tutte le informazioni necessarie: magari c’è solo il titolo dell’articolo o della copertina da illustrare e l’autore dell’immagine deve essere in grado di andare oltre. Di base, si parte dall’analisi e da un lavoro di ricerca, dopodiché si comincia sempre col presentare al cliente degli schizzi a matita (digitale o tradizionale!); solo dopo l’approvazione, si procede col definitivo dell’illustrazione. Lungo questo percorso possono essere richiesti degli aggiustamenti che non devono essere sostanziali rispetto a quanto approvato.

Per quanto riguarda il modo e gli strumenti usati dall’illustratore, le scelte sono soggettive in base anche alla formazione e ai riferimenti visivi; l’illustrazione digitale è tra le più diffuse anche per necessità: è comoda, consente interventi anche invasivi, ha eliminato tempi morti e costi ulteriori (come le scansioni o la spedizione dell’originale, ad esempio), soprattutto a fronte di una contrazione di tempi e compensi e dell’evoluzione dei mezzi di riproduzione. Personalmente, nel caso del digital painting, ritengo necessario conoscere anche le tecniche tradizionali per poter sfruttare al meglio le potenzialità offerte dai software, che comportano comunque ricerca, investimento di tempo e di denaro e che, se pure aiutano in parte l’illustratore e il cliente, non sempre velocizzano il processo creativo: a volte i tempi per fare una tavola possono essere simili, dipende sempre dallo stile del suo autore.

L’illustrazione di opere per ragazzi ha qualche peculiarità? Tra i suoi lavori destinati al giovane pubblico ce n’è uno che ricorda in particolare?

Domanda difficile, perché i ragazzi leggono e guardano di tutto. A fronte di immagini sempre più definite, figlie della visione di TV, giochi, fotografie e cinema sempre più in HD, e in opposizione al prodotto “commerciale o “mass market”, c’è da tempo la ricerca da parte di alcuni editori di una semplicità, sintesi e originalità citazionista che fan respirare gli occhi e la mente.

Io sono più “anarchico”, ho un segno realistico da cui mi sento anche legato, forse in controtendenza rispetto ai generi, e mi è sempre piaciuto trovare soluzioni visive diverse, anche se non lo riterrei necessario perché fin da piccolo ho sempre letto e visto di tutto e non mi sono quasi mai posto particolari problemi, convinto che un’immagine possa avere più livelli di lettura e quindi essere vista, capita e interpretata di conseguenza.

In ogni caso, ci sarebbero delle regole da rispettare — ad esempio, per fare sì che una copertina sia d’impatto e funzioni — dettate dalla fascia d’età in cui viene inserito e catalogato il testo che si deve affrontare. Una volta, mi capitò di pensare una cover veramente d’impatto quasi in bianco e nero, che saltava all’occhio su uno scaffale di libri, ma… era troppo tenebrosa, forse inquietante, malgrado la storia stessa lo fosse, troppo “adulta” rispetto a ciò che uno degli autori si aspettava: la sua visione era orientata a un target di età inferiore. Un’altra volta, invece, anni fa, mi venne richiesto di non illustrare una scena interessante perché i personaggi, cowboys e indiani, avevano pistole nel cinturone e una bottiglia in mano… l’applicazione del codice Hays [linee guida sui contenuti moralmente accettabili nella produzione cinematografica adottate negli USA negli anni Trenta] al libro illustrato per ragazzi!

L’illustrazione è sicuramente un elemento centrale della letteratura per ragazzi, ma gli illustratori godono di adeguata visibilità e tutela sul piano professionale?

Domanda secolare… sì e no, dipende, potrei dire. L’argomento è complesso e forse reso ancora più complicato dall’evoluzione del settore. La visibilità, nel senso di fama, e la tutela viaggiano di pari passo, ma non sempre: ho visto e sentito spesso atteggiamenti o contratti che dimostrano un’offensiva mancanza di rispetto per l’illustratore e il suo lavoro. Forse la nostra non è considerata una professione, ma un divertimento, un passatempo, non una fonte di reddito e sostentamento, e gli illustratori o presunti tali ci hanno messo del loro per farsi del male. In passato mi ha sempre colpito la differenza di comportamento degli editori stranieri nei nostri confronti rispetto agli editori italiani: c’è sempre una risposta, sia positiva che negativa, un segno di rispetto e riconoscimento del lavoro dell’illustratore. Un comportamento raro in Italia, dove ancora oggi molto è dovuto, forse legato al fatto che culturalmente (il che è assurdo) il testo è sempre stato considerato superiore all’immagine. Senza immagini una grossa parte dell’editoria scomparirebbe. L’illustratore, con il suo talento e le sue capacità narrative e di sintesi visiva, contribuisce ad arricchire un prodotto che altrimenti non esisterebbe.

 

Qui di seguito un elenco dei principali corsi e master per illustratori in Italia

Scuola Superiore d’Arte Applicata http://www.scuolaartecastellosforzesco.it/

Accademia di Belle Arti di Bologna, Corso di Illustrazione e Fumetto

Accademia Drosselmeier (Bologna) www.gianninostoppani.it

Master di Illustrazione per l’Editoria (Macerata) www.libriamoci.com

Mi Master, Master di illustrazione editoriale (Milano) www.mimasterillustrazione.com

IED Istituto Europeo di Design www.ied.it

ISIA Istituto Superiore Industrie Artistiche (Urbino) www.isiaurbino.it

Accademia Pictor (Torino) www.fumetti.org

La fabbrica delle favole (Macerata) www.libriamoci.com

Scuola Internazionale d’ illustrazione (Sarmede, Treviso)

http://www.sarmedemostra.it/ita/corsi.htmlAssociazione

Atelier, workshop estivi di illustrazione e scrittura (Padova) www.artelier.veneto.it

Cactus studio, corsi di illustrazione (Ostia Lido/Roma) www.cactustudio.com

Associazione Teatrio (Venezia) www.teatrio.it

Scuola internazionale di comics http://www.scuolacomics.it/portale/scuola/corso_di_illustrazione

2 commenti su “Intervista a Paolo D’Altan

  1. Pingback: Voce aperta - Continua l’estate Ars in Fabula di Fabbrica delle Favole a Macerata. Da tutto il mondo nel cuore delle Marche per seguire i corsi degli illustratori più importanti d’Europa. Tra matite e mouse..

  2. Pingback: Ars in Fabula: Avventura Digitale Internazionale a Macerata | Presstoo.it

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Questa voce è stata pubblicata il 20 marzo 2013 da in Categoria, Compagni di strade, Numero 4.

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