Strade Magazine

La rivista di STRADE – Sindacato Traduttori Editoriali

Vivere in punta di matita

(a cura di Claudia Zonghetti)

Intervista ad Anna Laura Cantone, illustratrice per l’infanzia.

Molti chiedono a noi come si diventa traduttori. Come si diventa illustratori, invece? Esistono scuole di formazione? Avete a disposizione corsi di aggiornamento?

La professione di illustratore nasce da una dote “genetica”, mi verrebbe da dire: bisogna essere già capaci di disegnare e raccontare attraverso le immagini. Ovviamente questa dote è presente in molti di noi – anche se non in tutti – ma va comunque coltivata sin dal principio. Pittori si nasce, poi è l’ambiente che ci circonda a stimolare la dote e il talento. Ci sono diverse strade per raggiungere al meglio l’obiettivo. Nel mio caso ho frequentato l’istituto d’arte di Acqui Terme, essendo nata ad Alessandria; poi, a Milano, ho frequentato il corso di illustrazione dello IED, l’Istituto Europeo di Design, dove ora (e da circa dieci anni, ormai!) sono passata a insegnare.

Ti va se ti chiamo collega? Ti senti di “tradurre” anche tu, pur se fra linguaggi diversi?

Ho sempre pensato di essere una sorta di traduttrice di testi attraverso le immagini. Anzi, ragionando per assurdo, nei libri illustrati il miglior risultato si ottiene quando ciò che illustro non solo rafforza e arricchisce il testo scritto, ma riesce a renderlo una sorta di appendice. Insomma, il risultato migliore si ha quando le immagini riescono a raccontare la storia senza bisogno di leggerla. I disegni devono diventare una sorta di storia nella storia, dove anche chi non è in grado di leggere è in grado di comprendere il senso del racconto. Una sorta di traduzione per immagini in grado di essere compresa anche dai più piccoli, che ancora non maneggiano i codici interpretativi della lettura.

Come trasformi una fiaba, una storia in disegni? Ti basta li titolo per cominciare a disegnare o leggi prima tutto per cogliere ogni sfumatura? Quanto incide il testo di partenza, o un singolo dettaglio, sulla descrizione di un personaggio, sulla “faccia”, sul “corpo” che gli dai?

Il testo è, ovviamente, molto importante. Quando un editore mi manda un nuovo progetto, se durante la prima (veloce) lettura non mi sento trasportata, non immagino i personaggi, gli ambienti e le diverse situazioni in cui si svilupperà il progetto non lo accetto. Dev’essere amore a prima lettura, lo dico sempre! Le storie mi devono arrivare subito, in modo che io possa successivamente riscriverle per immagini. Questo passaggio è fondamentale. Negli anni ho rifiutato molte storie perché non sono riuscita a “tradurle” in immagini. Il mio stile non è semplice, non è malleabile, non si adatta a tutti i testi. Quando però l’amore scocca, la storia nasce velocissimamente nella mia immaginazione, è quasi un’istantanea. E se così non è, vuol dire che non nascerà mai….

Gli autori vogliono poter dire la propria, sulle illustrazioni? Pongono (o impongono) vincoli? Vogliono vedere le illustrazioni prima della pubblicazione? Hai qualche caso da raccontarci, in proposito (nel bene e nel male)?

Purtroppo sì. Gli autori e gli editori hanno sempre qualcosa da dire o da consigliare o da correggere in corso d’opera. Ovviamente molto dipende anche dalla preparazione e dalla professionalità dell’illustratore, dalla sua esperienza. All’inizio è stato difficile, anche perché – personalmente – un intervento esterno all’interno di una storia mi rende molto difficile la realizzazione, mi frena molto e mi blocca. I progetti migliori sono frutto di una fiducia piena e reciproca; solo così riesco a muovermi al meglio. Ci sono editori che – addirittura! – non vogliono vedere nulla, ai quali invio i disegni definitivi direttamente per la stampa. Altri vogliono che si rispettino determinate fasi: si comincia con i disegni in bianco nero, seguono le discussioni/interpretazioni/correzioni del caso, e solo poi l’invio delle tavole a colori. La parte finale del progetto, le tavole colorate definitive, con mia grande fortuna non le ho mai dovute ritoccare, fino a oggi…..

Hai un autore preferito? c’è qualcuno che vorresti e non hai ancora avuto modo di “colorare”?

Mi piacciono molti autori e con molti ho già avuto la fortuna di collaborare. Il sogno nel cassetto – ma è molto impegnativo anche per la sottoscritta, avendo sempre molti progetti da portare avanti in parallelo – sarebbe quello di illustrare Alice… Ma forse un giorno ci riuscirò.

Capita abbastanza spesso che ai traduttori chiedano se vogliono scrivere, diventare scrittori. Tu che cosa vuoi fare, da grande?

Quello che volevo fare da piccola! La disegnatrice di libri per bambini…. Il sogno continua, insomma. Recentemente ho avuto anche la fortuna di vedere i miei disegni animarsi, grazie alla collaborazione con Enzo D’Alò, regista di fama internazionale, che mi ha chiamata per realizzare i personaggi e le scenografie di una serie di cartoni animati prodotti da Rai Fiction e Cometa Film in onda su Rai Yoyo. Si chiamano “Pipì, Pupù e Rosmarina”. Dunque, chissà…

Un’ultima curiosità. Quanto è cambiato il tuo lavoro in questi anni? Immagino che tu abbia iniziato con la matita, ma ora? Carta e matite “esistono” ancora o è arrivato – prepotente – il computer?

Il mio modo di lavorare è cambiato molto, è vero! Dopo l’esperienza del cartone animato ho iniziato a lavorare esclusivamente al computer e mi si è aperto un mondo. È davvero favoloso! E sai una cosa? Si può essere creativi anche con il digitale, basta provare a vedere le cose al di là della loro apparenza!

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Questa voce è stata pubblicata il 20 marzo 2013 da in Compagni di strade, L'intervista, Numero 4.

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