Strade Magazine

La rivista di STRADE – Sindacato Traduttori Editoriali

Inchiesta di Biblit sulle tariffe 2011 per le traduzioni in diritto d’autore

(di Marina Rullo)

Il risultato dell’ultima inchiesta sulle tariffe dei traduttori editoriali a cura di Biblit.

L’esigenza di avere un riferimento sull’andamento reale del mercato delle traduzioni letterarie in Italia è stato uno degli argomenti più dibattuti nel forum di Biblit, sin dagli esordi di questa community dedicata ai traduttori letterari. Il progetto si è concretizzato nel 2004 con la prima edizione di quella che sarebbe diventata l’“inchiesta tariffe”, ispirata all’omologa iniziativa dell’associazione dei traduttori letterari francesi ATLF e incentrata sulle tariffe minime e massime registrate per le varie combinazioni linguistiche con committenti nazionali.

Lo scopo era colmare in qualche modo l’assenza di una regolamentazione dei compensi, fornendo a esordienti e professionisti una serie di dati utili, basati sulle segnalazioni dirette dei traduttori, su cui orientarsi nella fase di contrattazione individuale.

Dopo diverse edizioni dell’inchiesta sullo stesso modello, nel 2012 si è pensato a un progetto più ambizioso e articolato, che prendesse in considerazione i diversi aspetti legati alla cessione dei diritti d’autore. Anche stavolta l’ispirazione veniva d’oltralpe: l’inchiesta sulla situazione dei traduttori letterari francesi commissionata al giornalista e scrittore Pierre Assouline dal Centre National du Livre, su sollecitazione dell’ATLF, e pubblicata con grande clamore nel 2011.

Pur con tutti i limiti statistici di un’indagine informale condotta su un campione autoselezionato, va sottolineato che l’iniziativa di Biblit resta a tutt’oggi l’unico tentativo di dedicare uno studio specifico ai traduttori editoriali, categoria professionale ancora troppo poco visibile e rappresentata a livello istituzionale in Italia.

Prima di fornire un breve sunto dei dati relativi all’inchiesta, è utile inquadrare la situazione del mercato editoriale italiano e in particolare del settore delle traduzioni.

Il rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2012, curato da AIE- Associazione Italiana Editori, indica per il 2011 un fatturato complessivo di 3.309.713.000 euro, pari a una flessione del 4,6% rispetto all’anno precedente. Le case editrici attive (cioè, con almeno 11 titoli all’anno) sono 2225.

17 su 30 (57%) dei libri più venduti sono di autori italiani, a cui corrisponde un calo complessivo delle opere tradotte, ormai stabilmente al di sotto del 20%.

Nel 1997 il 24,9% dei titoli pubblicati erano traduzioni da lingue straniere, in pratica, un libro su quattro. Oggi sono il 19,7%. Nel 1997 il 40,3% delle copie stampate e distribuite erano di autori stranieri, nel 2011 questo valore è sceso al 35,8%.

Se mai è nella tiratura media (quindi, nelle previsioni di vendita) che i titoli stranieri mantengono il primato, occupando in gran parte l’area del bestseller, anche se in misura significativamente minore rispetto al passato.

Cresce, invece, la vendita dei diritti all’estero e il numero di titoli italiani, pressoché di tutti i generi, che riescono a raggiungere il mercato internazionale (+16% medio annuo: da 1800 a 4629 titoli).

Il prezzo medio alla produzione, non ponderato, è di 19,25 euro. Considerando il periodo luglio 2011-giugno 2012, il prezzo medio di copertina dei libri più venduti (rilevati in quasi 1500 librerie da IE-Informazioni Editoriali) è di 13,35 euro.[1]

E ora veniamo all’inchiesta di Biblit. Al questionario, pubblicato online e pubblicizzato nei principali forum dedicati ai traduttori editoriali, hanno risposto 272 individui, di cui il 51,5% traduttori attivi e il 48,5 traduttori professionisti[2].

Il campione è per la quasi totalità (94%) di madrelingua italiana ed è concentrato nella fascia di età tra i 30 e i 50 anni (72,4%). L’esperienza professionale è elevata: quasi la metà dei rispondenti traduce da più di 10 anni e ha all’attivo più di 20 traduzioni in diritto d’autore. Il 42% traduce in una sola combinazione linguistica, il 39% in due, il 18% in tre o più combinazioni.

Osservando le tariffe in generale, senza distinzione di lingua, la maggior parte del campione (41%) ha indicato una tariffa massima lorda a cartella da 2000 battute oscillante tra gli 11 e i 15 euro e una tariffa minima lorda a cartella da 2000 battute concentrata tra i 6 e i 12 euro. Considerando tutte le risposte, su un totale di 19 lingue di partenza, le tariffe massime e minime oscillano in media tra i 16,5 e i 12,2 euro.

Se osserviamo le tariffe in rapporto al committente, risulta che a determinare le tariffe massime più elevate sono le istituzioni e i privati, mentre i compensi più bassi sono offerti dalle agenzie di traduzione.

Il genere che “paga” meglio sono gli articoli per la stampa, mentre i compensi più bassi sono associati alla letteratura per bambini e ragazzi, malgrado il Rapporto AIE 2012 segnali che il mercato dei libri per ragazzi tra i 6 e i 17 anni è in crescita sia in termini di lettura (+17%) sia di fatturato (14% delle vendite).

In linea generale, comunque, si evidenzia un aumento della tariffa media in rapporto all’età anagrafica, agli anni di esperienza lavorativa e al numero di traduzioni all’attivo.

Per quanto riguarda le prassi contrattuali, la maggior parte dei traduttori che hanno risposto all’inchiesta (70,6%) è pagato con una tariffa a stralcio, cioè a cartella, una tantum e onnicomprensiva. Talvolta, la tariffa pattuita comprende la traduzione o la stesura di testi promozionali sull’opera, quali schede, riassunti, quarte di copertina, “strilli” (frasi o slogan).

Il 73% dei traduttori segnala un potere di negoziazione delle tariffe complessivamente scarso o modesto. A questo riguardo, essere un traduttore attivo o professionista non fa molta differenza, mentre sembrano contare di più l’età anagrafica, l’esperienza professionale e il numero di combinazioni linguistiche di lavoro. Il potere di negoziazione, inoltre, è tendenzialmente più elevato per chi è di madrelingua straniera.

La maggior parte dei traduttori riceve un pagamento unico, il cui termine per il 51% dei traduttori è fissato in 60 giorni dalla consegna, anche se i tempi di pagamento vengono rispettati solo in un caso su tre.

Venendo alla cessione dei diritti patrimoniali o di utilizzazione economica, l’inchiesta sembra confermare l’orientamento già emerso dal Rapporto CEATL del 2008, che collocava l’Italia tra i 9 Paesi europei (gli altri sono Croazia, Grecia, Irlanda, Lituania, Paesi Baschi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia) in cui i traduttori editoriali normalmente non partecipano allo sfruttamento dei diritti secondari e di elaborazione, cioè i diritti diversi da quello principale di pubblicazione in volume/a stampa (quali riduzione cinematografica, teatrale, televisiva, radiofonica, a fumetti, in cartoni animati, per dispense scolastiche, ecc.). La maggior parte dei traduttori intervistati, infatti, dichiara di non avere firmato nel 2011 contratti che prevedevano un compenso per la cessione dei diritti di utilizzazione economica secondari. Situazione simile anche per quanto riguarda la cessione a terzi, da parte dell’editore, dei diritti acquisiti con il contratto: la maggioranza dei traduttori dichiara di non avere ricevuto alcun compenso.

Ma a offrire gli spunti di riflessioni più originali è forse la parte conclusiva dell’inchiesta, in cui i traduttori sono chiamati a esprimere la propria “visione” del lavoro. Di fronte alla richiesta di dare un giudizio personale sul peso di una serie di elementi ai fini della determinazione delle tariffe, la maggior parte degli intervistati ha individuato come fattori decisivi la competenza traduttiva, la concorrenza e la continuità di rapporto con il committente. Alla successiva richiesta di segnalare potenziali interventi per migliorare il livello delle tariffe la maggior parte ha risposto indicando in un tariffario di riferimento, nelle politiche culturali e nell’adozione di un contratto modello le misure più idonee a garantire un cambiamento positivo. Malgrado la concorrenza sia giudicata un fattore decisivo nella determinazione delle tariffe, la possibilità di regolamentare l’accesso alla professione — ad esempio attraverso un albo, un sistema di certificazione o altro — non sembra essere percepita come una misura decisiva.

Quarantuno traduttori, infine, hanno scelto di “raccontarsi” nello spazio libero messo a disposizione al termine del questionario. Riassumere in poche parole la loro variegata esperienza è difficile e anche riduttivo, per questo si invitano i lettori a consultare il testo integrale dell’inchiesta. Ci si limita a segnalare un’avvilita considerazione che emerge, in maniera più o meno esplicita, da tutti i commenti: nella lunga filiera editoriale il traduttore resta “l’ultimo anello, quello su cui risparmiare”.

L’augurio è che l’inchiesta di Biblit, insieme alle indagini sul lavoro autonomo e sul precariato nell’editoria avviate negli ultimi due anni da diverse realtà sindacali legate alla CGIL, possa contribuire a cambiare questa percezione e a favorire un avanzamento non solo dei traduttori editoriali, ma anche di tutte le figure professionali del diritto d’autore.

Testo integrale dell’inchiesta di Biblit 2011


[1] Fonte: Ufficio Studi AIE, Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2012, Quaderni del Giornale della libreria 31.

[2] “Traduttore attivo” è un traduttore che pubblica almeno una traduzione editoriale ogni 2-3 anni, ma vive di altre attività, quali traduzione tecnica, insegnamento, ecc. “Traduttore professionista” è un traduttore che si guadagna da vivere principalmente con le traduzioni editoriali e occasionalmente con attività letterarie prossime alla traduzione, quali conferenze, lettorato, critica, ecc. Definizioni elaborate dal CEATL-Conseil Européen des Associations des Traducteurs Littéraires per il rapporto Redditi comparati dei traduttori letterari in Europa (2008).

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Questa voce è stata pubblicata il 1 luglio 2013 da in L'intervista, Numero 5.

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