Strade Magazine

La rivista di STRADE – Sindacato Traduttori Editoriali

Intervista a Simona Mambrini

(a cura di Francesca Novajra)

Il 2013 ha segnato i cinquant’anni della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e i dieci anni del Centro Traduttori.

Ne parliamo con Simona Mambrini, traduttrice e curatrice del programma del Centro Traduttori in collaborazione con BOLOGNAFIERE.

Nel 2004 il traduttore si conquista uno spazio alla Fiera del Libro per ragazzi, alla stregua dell’autore e dell’illustratore. Com’è nato il Centro Traduttori della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna?

Dallo spirito del tempo e un felice concorso di circostanze. Nell’autunno del 2003, di ritorno dalla fiera di Francoforte, dove era stato da poco inaugurato l’Übersetzer-Zentrum, uno spazio interamente dedicato ai traduttori letterari, scrissi a Elena Pasoli (che allora era la Project Manager della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna), per proporle di dedicare uno spazio ai traduttori anche nella manifestazione fieristica bolognese. Mi sembrava incredibile che la fiera di Bologna, l’appuntamento internazionale più importante per tutti gli operatori del settore dell’editoria per ragazzi, che già dedicava all’illustrazione e agli illustratori iniziative e manifestazioni prestigiose, non valorizzasse in maniera altrettanto importante la traduzione e i traduttori. Nel mercato di eccellenza per lo scambio di copyright che è la fiera di Bologna non poteva mancare l’attenzione alla traduzione! La mia mail ricevette subito una risposta entusiasta da parte di Elena Pasoli, che stava facendo le mie stesse considerazioni. Il terreno era quindi fertile e il momento quello giusto. Ci siamo incontrate e abbiamo discusso di come organizzare spazi e incontri dedicati alla figura del traduttore e all’importanza della traduzione nell’editoria per ragazzi. Nell’edizione 2004 la fiera mise a disposizione dei traduttori uno stand e organizzammo il primo seminario internazionale dedicato alla traduzione per ragazzi: Tail and Tails: Translating for Children. Il seminario ebbe un enorme successo di pubblico: finalmente alla fiera di Bologna si parlava di traduzione e i traduttori cominciavano a ricevere l’attenzione dovuta. Già dal 2005, in collaborazione con Biblit – il forum di traduttori letterari fondato da Marina Rullo – quello che era nato come un piccolo spazio di ritrovo per i traduttori si trasformò in luogo di aggregazione e contenitore di eventi dedicati alla traduzione di libri per ragazzi. Nel 2006 il timone è passato a Roberta Chinni, l’attuale Project Manager, che ha sostenuto e ampliato il progetto con entusiasmo e convinzione: nel corso di questi dieci anni gli eventi e le iniziative dedicate alla traduzione e ai traduttori si sono moltiplicati e l’impegno da parte della fiera è cresciuto al punto che ormai il Centro Traduttori rappresenta un appuntamento imprescindibile per tutti gli operatori del settore.

Qualche anno fa è stata creata una Directory mondiale di traduttori di libri per l’infanzia, ci racconti come è andata? Quanti sono i traduttori iscritti?

La creazione di una banca dati mondiale che raccogliesse i dati di traduttori di libri per ragazzi idealmente di tutto il mondo, in modo da facilitare gli scambi tra le combinazioni linguistiche più varie, è stato un progetto ambizioso e di ampio respiro. L’idea partì sempre da Elena Pasoli, che creò un primo contatto con Mauro Rosi, allora responsabile dell’Index Translationum dell’Unesco. Nel 2005 si arrivò alla creazione del sito della World Directory of Children’s Book Translators, sviluppata in collaborazione con l’Index Translationum dell’Unesco: è una banca dati che raccoglie i traduttori specializzati in letteratura per ragazzi e offre un punto d’incontro tra la domanda e l’offerta di servizi di traduzione editoriale. Intesa come strumento di valorizzazione delle diversità linguistiche e culturali, questa banca dati, costantemente aggiornata, raccoglie traduttori di libri per ragazzi di tutto il mondo (attualmente si contano più di quattrocento traduttori iscritti e 55 lingue in varie combinazioni) e si configura come un punto d’incontro tra editori e traduttori specializzati. La consultazione è gratuita – previa registrazione – e possono iscriversi tutti i traduttori che abbiano tradotto almeno due libri nel campo della letteratura per ragazzi, fatta eccezione per le lingue minoritarie o scarsamente tradotte.

Avete istituito anche un premio alla traduzione per traduttori esordienti, è stato difficile selezionare i lavori migliori?

Il lancio di un concorso volto a premiare giovani traduttori e dare loro visibilità per agevolare i primi contatti con il mondo dell’editoria ci è sembrata una tappa naturale e la logica conseguenza di una volontà di dare il giusto riconoscimento al ruolo del traduttore nella filiera editoriale. Il concorso In altre parole si propone di segnalare gli aspiranti traduttori selezionati da una giuria di traduttori professionisti. Le selezioni avvengono in base alla valutazione di una prova di traduzione e la giuria è chiamata a svolgere un compito difficile e delicato: lo scopo è quello di individuare giovani che dimostrino di avere il talento e la sensibilità richiesti per questo tipo di professione. È una strada difficile da percorrere, soprattutto in questo periodo di crisi, ma iniziative come questa rappresentano un’occasione per cominciare a muovere i primi passi in questo mondo.

Si sono create sinergie e contatti fra traduttori ed editori grazie al vostro lavoro?

Direi proprio di sì: oltre al coinvolgimento diretto di editori ed editor chiamati a confrontarsi con i traduttori nell’elaborazione del testo tradotto, diversi incontri dedicati alla delicata fase della revisione hanno contribuito a far emergere il ruolo del traduttore nella filiera del libro, in stretta sinergia con redattori ed editor. Portando allo scoperto la figura del traduttore, questi incontri hanno contribuito ad aprire un dialogo costruttivo tra le varie figure che all’interno di una casa editrice collaborano alla realizzazione del prodotto finale e alla ricerca di una qualità sempre più elevata nella selezione e nella confezione dei testi tradotti.

Il Centro Traduttori ha festeggiato quest’anno i suoi dieci anni di vita, puoi farci un rapido bilancio e parlarci degli obiettivi futuri?

In questi dieci anni la visibilità della traduzione e dei traduttori si è certamente rafforzata, non solo alla fiera di Bologna ma in tutte le fiere internazionali. Ormai è normale aspettarsi di trovare nel programma delle varie fiere del libro una serie di eventi dedicati alla traduzione. Solo dieci anni fa non era così, però, e questo la dice lunga sull’impegno che è stato dedicato negli ultimi anni al riconoscimento del ruolo del traduttore. Il Centro Traduttori di Bologna ha svolto sicuramente una parte rilevante in questo processo. Soprattutto nell’ambito della letteratura per ragazzi è stato importante dare visibilità alla figura del traduttore in qualità di riscrittore, adattatore e reinventore di una letteratura che spesso viene considerata, a torto – e sempre meno, per fortuna – una letteratura “minore” o di “genere”. Gli obiettivi futuri non possono che proseguire sulla strada tracciata, consolidando la visibilità del lavoro di scrittura che il traduttore opera sui testi. Per questo non potranno mancare ogni anno i laboratori del traduttore, dove un traduttore apre la sua officina al pubblico per illustrare l’artigianalità del proprio lavoro e mostrare procedimenti e strumenti a disposizione per svolgere al meglio questo mestiere. Ci proponiamo inoltre di continuare a far dialogare il mondo dell’editoria e quello dell’accademia, in modo da creare una sinergia produttiva nell’acquisizione di una professionalità sfaccettata che unisce teoria e pratica. Un’iniziativa collegata al Centro Traduttori è, inoltre, il seminario internazionale dedicato ogni anno alle problematiche della traduzione per ragazzi, nel quale sono chiamati a confrontarsi editori, traduttori e studiosi di traduzione. Ci auguriamo che questa giornata di studi, sempre molto partecipata, possa continuare a tenere desta l’attenzione e la riflessione su una tematica così importante e fondamentale in un luogo, come la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, dove per quattro giorni si contrattano i diritti di acquisizione di opere virtualmente in tutte le lingue del mondo!

La soddisfazione più grande che hai avuto in questi dieci anni di impegno?

Beh, sicuramente avere avuto la possibilità di incontrare e far incontrare tra loro molti colleghi venuti ad animare il Centro Traduttori. Spesso sono nate amicizie e nuovi progetti da sviluppare a più mani e teste. E poi la sensazione che la figura del traduttore sia sempre meno invisibile. È capitato, per esempio, che qualche lettore venisse con il libro del suo autore preferito sottobraccio a chiedere una dedica al traduttore!

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Questa voce è stata pubblicata il 1 luglio 2013 da in L'intervista, Numero 5.

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