Strade Magazine

La rivista di STRADE – Sindacato Traduttori Editoriali

Sinnos

(a cura di Ilaria Piperno)

Ilaria Piperno intervista Della Passarelli della casa editrice Sinnos.

Il vostro catalogo è ricco di libri bilingue e multilingue e, fin dalla sua nascita, la Sinnos è stata caratterizzata dal confronto con culture altre. Penso alla collana I Mappamondi, proposta già nei primi anni ’90 e che definirei “pionieristica” per il panorama editoriale del tempo. Ci racconti l’origine di questa vocazione interculturale?

La Sinnos Editrice nasce nel 1990 all’interno del carcere romano di Rebibbia, fortemente voluta da Antonio Spinelli e da un gruppo di detenuti italiani e stranieri che avevano imparato ad impaginare libri e volevano creare una struttura che non fosse soltanto “service grafico ed editoriale”, ma anche e soprattutto casa editrice. La straordinarietà è stata quella di volersi rivolgere ai bambini e ai ragazzi, per far uscire dal carcere, luogo percepito in maniera decisamente negativa dalla società esterna – eppure con un fine ben preciso stabilito dalla nostra Costituzione (art. 27) – libri che “lasciassero il segno” (Sinnos significa “segni” in sardo, nome dato da un ragazzo di passaggio nella saletta dove detenuti e volontari potevano lavorare insieme). L’incontro con Vinicio Ongini, allora maestro elementare, fu fatale. Ci disse che stavano arrivando molti bambini stranieri nelle nostre scuole. L’idea che nasce in seno alla Sinnos fu quella di raccontare ai bambini e ragazzi italiani e stranieri l’esperienza degli immigrati dagli immigrati stessi, in un contenitore che potesse dar loro modo di scrivere da soli e che gli permettesse di comunicare i diversi aspetti della cultura di cui erano portatori ma anche la loro biografia, in particolare quella che avrebbe potuto essere condivisa dai bambini delle classi elementari e quindi legata all’infanzia e al senso della migrazione. Dare quindi a “marocchini”, “romeni”, “cinesi” un nome e un cognome. Ma anche una lingua. Infatti la scelta forte di Sinnos fu quella di far scrivere alle persone che inizialmente contattavamo e che poi sono arrivate “naturalmente” in casa editrice non solo in italiano, ma anche nella loro lingua d’origine. Questa era l’accoglienza che intendeva Vinicio Ongini quando venne ad incontrarci e ci propose di curare la collana I Mappamondi, e questa era quella che intendevano i detenuti stranieri in carcere.

L’ultima collana che avete inaugurato è I tradotti. Cosa vi ha spinto a idearla e qual è il vostro rapporto con i traduttori?

L’idea è nata dal desiderio di “pescare” nell’editoria estera ciò che è più in linea con il nostro progetto. Di recente una nostra stagista ci ha detto “Voi fate libri perché nessuno si senta straniero”: i libri che cerchiamo fuori dal nostro paese raccontano storie vicine a questo pensiero. Libri come il turco Yavru ahtapot olmak çok zor da noi tradotto con il titolo Leo, otto volte eroe – che narra di un piccolo polpo che odia avere otto braccia, ma che scoprirà quanto invece siano una forza, piuttosto che una debolezza; oppure Rändav Kassiemme, che uscirà in gennaio e il cui titolo provvisorio è Gatti erranti, libro estone che narra la storia di una micia che fa tanti gattini, si mette in cerca di una casa e alla fine comprende che può vivere serena andando di casa in casa, restando nomade. Per quel che riguarda i rapporti con i traduttori ammetto che siamo agli inizi, ma ci siamo già resi conto di quanto sia importante la professionalità di un traduttore per la buona riuscita del libro.

Anche la collana Leggimi, dedicata ai lettori con problemi di dislessia, conta diversi titoli tradotti…

Per questa collana il ruolo del traduttore è stato ed è fondamentale. La traduttrice che solitamente lavora con noi sui titoli di Leggimi, Laura Russo, è infatti sia una traduttrice che un’esperta di dislessia. La particolarità della collana ha reso indispensabile questo specifico traduttore, che possiede una doppia competenza. La volontà di tradurre titoli stranieri, questa volta, è stata legata al fatto che all’estero vi sono grandi autori per ragazzi che hanno scritto anche – ma non solo – per ragazzi con problemi di lettura. Penso ad autori come la Donaldson e alla casa editrice inglese Barrington Stoke, specializzata in testi per dislessici da 25 anni. Tradurre e pubblicare in Italia autori del genere vuol dire contemporaneamente diffondere letteratura per ragazzi di qualità e rendere Leggimi una collana per tutti, non solo per bambini e ragazzi con problemi di lettura.

Nel 2009 ho avuto la fortuna di tradurre per voi un testo molto amato da entrambe, l’autobiografia di Jella Lepman, ebrea tedesca fondatrice dell’IBBY, la più importante organizzazione internazionale dedicata alla promozione della letteratura per ragazzi. Questo è stato il primo libro che la Sinnos ha deciso di tradurre: cosa spinge un editore appassionato come te a investire in un progetto di traduzione?    

Il libro che hai tradotto è stato per noi la prima, vera esperienza di contatto con un traduttore e con il lavoro redazionale che implica un testo tradotto. Avevamo già assaggiato l’importanza della traduzione con la collana “Segni”, ma quello era un progetto coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, rimasto in qualche modo tangenziale al cuore della casa editrice. Ci tengo a ricordare, però, che il libro La felicità scivola tra le di dita di Abla Farhoud vinse un premio proprio per la traduzione, il Premio Leone Traverso – Opera prima. In ogni caso la prima traduzione voluta dalla Sinnos è stata quella di La strada di Jella. Prima fermata Monaco. La spinta fu il desiderio di vedere pubblicata in Italia una storia così importante a livello culturale, umano, storico e al contempo ancora poco nota. L’autobiografia di Jella Lepman è anche il racconto di quanto i libri, in particolare quelli per bambini, possano unire culture profondamente diverse, se non ostili tra loro. L’idea della Lepman di costruire “un ponte di libri per bambini” per unire paesi prima nemici, appena usciti dalla seconda guerra mondiale, e per sostenere la solidarietà tra popoli facendo arrivare nella Germania del dopoguerra libri da tantissimi paesi e in lingue diverse è di fatto un omaggio allo scambio tra culture, come sostegno alla conoscenza e al reciproco impegno per una convivenza pacifica.

Dal vostro progetto s’intuisce subito che editoria è per voi sinonimo di impegno sociale. Penso alle campagne di sensibilizzazione alla lettura e ai testi dedicati alla coscienza civile dei ragazzi, come Nina e i diritti delle donne e Lorenzo e la Costituzione. Vuoi raccontarci alcuni progetti della Sinnos che vanno in questa direzione?  

I primi progetti erano, come ho detto, legati alla volontà che bambini italiani e bambini migranti si conoscessero attraverso libri e storie, e che le diverse lingue entrate nelle scuole fossero un veicolo di conoscenza reciproca e apertura della mente. Inoltre, per noi era importante che i migranti si sentissero accolti e non perdessero la loro lingua madre. La mia idea era che l’Italia sarebbe potuta essere “la terza via” per l’integrazione rispetto al modello francese e inglese e che in questo processo la scuola avesse un ruolo fondamentale, cosa che non si è pienamente realizzata. La collana Nomos, a cui appartengono i titoli che citi, è una collana dedicata alla cittadinanza, alla condivisione delle regole, che vuole sostenere la formazione di una coscienza civile necessaria per non ripetere gli errori del passato. Questa è una collana che si è rafforzata nel corso degli anni, la ritengo un fiore all’occhiello della casa editrice.

A tuo avviso quali sono ora i paesi verso cui un traduttore dovrebbe guardare per fare proposte editoriali stimolanti?  

Ammetto che tante proposte ci sono arrivate attraverso il nostro agente, Guido Lagomarsino,  una persona di cui ci fidiamo molto. Però anche la Fiera internazionale di Bologna è sempre un ottimo centro propulsore, così come i librai. La Francia e l’Inghilterra continuano a produrre narrativa di altissima qualità, però di recente abbiamo deciso di pubblicare anche narrativa estone e polacca, in particolare albi illustrati.

Un’ultima domanda. Mi piacerebbe ascoltare un pensiero sul motto della Sinnos: Libri che lasciano il segno.  

Come ho detto Sinnos significa “segni” in sardo ed è il nome che tutti noi abbiamo scelto con la consapevolezza di voler lasciare un segno, non solo di lingue diverse, ma anche segni nei bambini che ci leggono perché domani siano adulti capaci di pensare e immaginare, ovvero uomini capaci di essere un po’più felici.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 luglio 2013 da in L'intervista.

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