Strade Magazine

La rivista di STRADE – Sindacato Traduttori Editoriali

Due traduttori si mettono in gioco: il translation slam al Buk festival 2014

1948257_10203275782844197_574562531_n

(di Cristina Vezzaro, Giovanni Zucca e Sara Crimi)

“L’idea del translation slam ci interessa molto, facciamolo. Ovviamente sarai tu la moderatrice.” Ovviamente. Quando gli organizzatori del Festival dell’editoria di Modena, il BUK, hanno accettato la mia proposta per un evento sulla traduzione, l’idea di moderare la tenzone fra due colleghi mi sembrava tutto fuorché ovvia.

Qui non ci sarebbe stata la rete di sicurezza della redazione o del revisore con cui discutere le scelte traduttive, ma il giudizio del pubblico e – soprattutto – dell’autrice. E se qualcuno si fosse impappinato o avesse avuto un ripensamento dell’ultim’ora? Se uno spettatore avesse deciso di contestare le scelte stilistiche? Se all’autrice non fosse piaciuto il risultato?  

***

Quando ho detto a mio figlio che avrei partecipato a un duello di traduzione con il mio amico Giovanni Zucca, lui ha prontamente ribattuto: “Se è un amico non vale. Se cadi ti aiuta a rialzarti”. E per fortuna, ho pensato io.

Esporsi in pubblico, per noi traduttori, non è esattamente facile. Abituati a lavorare da soli, a tu per tu con le parole, ci esponiamo alle osservazioni di redattori e editor, difendendo le nostre scelte, qui sì, a colpi di spada. L’incertezza insita nel nostro mestiere, però, è dovuta al fatto che la traduzione non è un’equazione matematica con un risultato certo. Lo sappiamo da un po’, nel nostro intimo, e poi, per fortuna, lo ritroviamo tra le parole di colleghi ben più esperti (Sul tradurre, Susanna Basso). Senza risultati certi che ci consentano di stabilire se le nostre scelte sono state giuste o sbagliate, facciamo fatica a uscire allo scoperto e a liberarci anche solo dell’idea che ci siano, scelte giuste o sbagliate. E spesso esponiamo il fianco a ogni sorta di critica da parte di più o meno chiunque. Tra cui certo il collega più esperto che avrebbe tradotto meglio di te; il lettore che non parla le lingue ma sa che la tua traduzione è sbagliata; o il critico che talvolta ti attribuisce una lacuna in realtà propria del testo in lingua originale.

Insomma. Se non fosse stato che Giovanni era un amico, col cavolo che ci sarei andata, al BUK di Modena. E avrei sbagliato. Perché invece il mio primo translation slam alla fiera della piccola e media editoria è stato davvero divertente.

Innanzitutto l’autrice sul cui testo abbiamo lavorato, Laure Mi Hyun Croset, si è dimostrata estremamente disponibile e accessibile, senza alcun tipo di boria o snobismo letterario. E la nostra moderatrice, Sara Crimi, è stata un’ospite attenta, premurosa, materna quasi, pronta a sfoderare le migliori armi della retorica, se ce ne fosse stato bisogno.

 ***

Quando ho detto a mio figlio che avrei partecipato a un duello di traduzione con la mia amica Cristina Vezzaro, lui… Niente, non ha risposto al cellulare. Succede.

La traduzione è un’arte, un mestiere, un gioco, una sfida. Un atto comune e molto presente nella vita di tutti, tutti i giorni. Leggiamo e sentiamo parole concepite in un’altra lingua, che si vengono a sedere nella nostra. Un ‘gioco’ come il translation slam può aiutare a far capire un po’ cos’è questo viaggio, questo passaggio da una lingua a un’altra. E può aiutare noi che traduciamo a guardare gli altri che leggono il nostro testo, proiettato su uno schermo sopra le nostre teste, a coglierne il dubbio o l’approvazione, lo scetticismo o l’entusiasmo. Sono andato al TS di Modena ‘forte’ (si fa per dire) dell’aver moderato due incontri analoghi al Festivaletteratura di Mantova, nel 2013. Stavolta però ero dentro l’arena, e già dalle prime righe ero lì a mettere in dubbio quello che mi era uscito dalla tastiera, mentre l’autrice – gentile, attenta e con una buona conoscenza dell’italiano – faceva la sua parte con naturalezza, prendendo coscienza del ‘movimento’ della sua scrittura nel passaggio da un francese modellatosi a Ginevra e con un inconscio coreano a un italiano in due diverse declinazioni. Diverse perché se c’è una cosa importante da affermare e ribadire, per quanto riguarda la traduzione, è che non esiste. Non esiste LA traduzione, perché esistono LE traduzioni. Due, nel nostro caso, nel nostro gioco, ma possono bene essere 4, 16, 32… Il lavoro di ogni giorno (quando c’è) è diverso come tempi e ritmi, forse meno libero che in un TS dove si può anche un po’ ‘giocare’. Ma alla fine è qui che si torna: a portare la nostra barca verso un’altra riva, caricare un passeggero e tornare remando verso la ‘nostra’ riva e durante il viaggio il passeggero pian piano cambia… e quando lo sbarchiamo è ancora lui, certo, ma indossa altri panni.

Poi, però, i suoi amici per il suo compleanno gli hanno regalato anche un libro tradotto da me. A mio figlio, dico. E un po’ sì, mi ha fatto piacere.

 ***

 Quando ho detto a mio figlio che avrei moderato un duello di traduzione fra due amici-colleghi, lui mi ha detto: “Che bello, posso venire anche io? Mi vesto da cowboy e porto la pistola!” E così ha fatto, ma non ha partecipato al translation slam. Del resto, non avrebbe trovato un posto libero, perché la sala era piena: persone attente e interessate, un pubblico di addetti ai lavori e di curiosi che hanno assistito a quella strana iniziativa sulla traduzione. L’autrice si è dimostrata onorata della cura e della perizia con cui Giovanni e Cristina hanno affrontato il suo testo. La moderatrice si è limitata a dare la parola ai convenuti e a esprimere qualche considerazione sulle diverse rese. Nessuna disputa da dirimere: tutti erano affascinati.

Alla fine della giornata, la pistola giocattolo del piccolo cow-boy è servita solo a fare coreografia.

 

[Tenutosi domenica 23 febbraio in occasione del Festival dell’editoria di Modena, il BUK, il translation slam ha avuto così tanto successo che gli organizzatori ci hanno chiesto di replicare, con più di un appuntamento, alla prossima edizione.]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 13 aprile 2014 da in Ferri del mestiere.

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: